Incontro con l’autore: Eraldo Affinati al Liceo “E. Medi” di Cicciano
Sabato 14 novembre, nell’ambito degli “Incontri con l’autore”, organizzati in collaborazione con il “Circolo Passepartout”, è stato ospite del “Liceo lo scrittore romano Eraldo Affinati. Oggetto del dialogo tra autore e studenti il libro “L’elogio del ripetente” (Mondadori 2013/2015), incentrato sul rapporto educativo e didattico con alunni “difficili”, spesso i più deboli, che in taluni casi abbandonano la scuola. L’opera è il frutto dell’esperienza di insegnamento dello stesso Affinati presso la celebre struttura “La città dei ragazzi”, fondata nell’immediato dopoguerra da Mons. John Patrick Carroll-Abbing per l’assistenza e l’educazione rivolte ai ragazzi a rischio, privi del supporto familiare. Affinati è autore di numerosi romanzi e testi saggistici, come “Peregrin d'amore. Sotto il cielo degli scrittori d'Italia” (Mondadori 2010), un vero e proprio viaggio letterario, che “parte da Castel del Monte, il maniero di Federico II, e si conclude a Caprera, sulla tomba di Giuseppe Garibaldi, passando nei luoghi della letteratura italiana”. Altro viaggio è quello compiuto, con “Campo del sangue” (Mondadori 1997) da Venezia ad Auschtwiz. Il libro racconta una ricerca storica ed esistenziale sulle tracce del nonno, Alfredo Cavina, fucilato dai nazisti il 26 luglio 1944, e della madre, Maddalena, riuscita a fuggire il 2 agosto 1944 da un treno che la stava deportando in Germanira. Giulio Feroni nella sua “Storia e antologia della letteratura italiana” (Einaudi-Mondadori 2006) espone i pregi di una prosa “ferma ed essenziale, che evita ogni sbavatura e ogni indugio sentimentale”, tesa ad evocare “tutti i fantasmi dei deportati e degli uccisi”. Storia personale e ricerca della grande e tragica storia collettiva si intrecciano nella scrittura di Affinati che nel libro “La città dei ragazzi” (Mondadori, 2008) racconta di un viaggio in Marocco compiuto dall'autore per riaccompagnare a casa due suoi studenti arabi. Durante questo viaggio Affinati “scopre, in un dialogo immaginario col padre scomparso”, rimasto orfano a 12 anni, “le radici della sua vocazione pedagogica e letteraria”. Stare dalla parte dei deboli, degli orfani, degli immigrati – l’ultimo suo romanzo si intitola “Vita di Vita” (Mondadori, 2014), è la storia di un viaggio in Africa insieme a Khaliq, suo studente, per permettergli di riabbracciare la madre e ritrovare le sue radici ¬¬– significa nel profondo diventare padre a sua volta.