STAGE LICEO LINGUISTICO FEBBRAIO 2018 SIVIGLIA - CLASSE IVB
 
 
 
DEBATE NELLA 5° G SCIENTIFICO A.S. 2016-2017
 
IMPARARE AD IMPARARE, COMUNICARE IN UNA LINGUA STRANIERA (INGLESE):
ideato e coordinato dalla Prof.ssa Sirignano Gelsomina

Il Debate è una metodologia didattica utilizzata in molti Paesi europei, materia curriculare ormai da anni, nelle scuole anglosassoni, ma che affonda le radici nella storia italiana e, in particolare, nella disputatio medioevale. Consiste in un dibattito, svolto con tempi e regole prestabiliti, nel quale due squadre (di solito composte ciascuna da tre studenti) sostengono e controbattono un'affermazione o un argomento assegnato dall'insegnante, ponendosi in un campo (PRO) o nell'altro (CONTRO).

Regole

Una volta stabilito l'argomento da dibattere e chi sostiene la tesi PRO e chi la tesi CONTRO, un esempio di debate può svolgersi nel seguente modo.
Ogni squadra è composta da tre relatori e tre ricercatori. Inoltre sono presenti un cronometrista e tre giudici.
I relatori si suddividono in: capitano, primo oratore e secondo oratore, dibattono. Ogni componente della squadra (capitano e oratori) ha 3 minuti a disposizione per sostenere la propria tesi. Se finisce prima di 2 minuti la squadra avrà una penalità, stessa cosa se l'intervento si protrae oltre 15 secondi dal tempo previsto.
I ricercatori durante il dibattito compiono una analisi delle fonti, le confrontano e le selezionano in base alla loro attendibilità ed eventualmente le comunicano ai debaters.
Il cronometrista controlla che i relatori non eccedano il tempo prefissato per ogni intervento. A 30 secondi dalla scadenza dei tre minuti fa squillare la suoneria di un cellulare o campanello o in alternativa batte un colpo sul tavolo, ai 3 minuti batte un colpo più deciso o viene fatto suonare di nuovo il campanello.

Svolgimento

  • Si sorteggia la squadra che inizia per prima e si procede col seguente schema:
  1. Capitano della squadra estratta "A" (sorteggiata ad intervenire per prima) presenta la squadra, l'argomento e inizia a esporre la propria tesi (3').
  2. Capitano squadra "B", presenta la squadra, l'argomento e inizia a esporre la propria tesi (3').
  3. Primo oratore squadra "A" (3').
  4. Primo oratore squadra "B" (3').
  5. Secondo oratore squadra "A" (3').
  6. Secondo oratore squadra "B" (3').
  7. Pausa di 5 minuti.
  8. Arringa finale.
  9. Capitano o primo oratore squadra "A" (3').
  10. Capitano o primo oratore squadra "B" (3').
  11. Pausa di 15 minuti per permettere ai giudici di discutere e assegnare la vittoria a una delle due squadre.
    La giuria non giudica chi ha ragione, bensì chi ha saputo utilizzare meglio le tecniche e le strategie del debate. Un buon debater è prima di tutto una persona che ha capito le regole del gioco e sa applicarle. Vince in genere chi è stato più bravo a documentarsi chi è capace di seguire una logica, e esporre un argomento con sicurezza.

Finalità

Lavorare in autonomia, parlare in pubblico, ascoltare in modo critico. Gli studenti imparano a strutturare un discorso logico, finalizzato alla persuasione, ricercare e selezionare le fonti, anche attraverso risorse multimediali online, ascoltare attivamente, argomentare, fondare e motivare le proprie tesi, lavorare in gruppo, parlare in pubblico. Inoltre si favorisce il rispetto del punto di vista altrui.
Secondo una recente indagine condotta dal Cfbt Education Trust e dall'English Speaking Union, negli Usa gli studenti delle scuole pubbliche che fanno debate hanno aumentato del 25% la propria motivazione allo studio, percentuale che sale al 70% nella popolazione studentesca maschile afro-americana.

 
 
DEUTSCHE FLIPPED CLASSROOM: 4° A LINGUISTICO A.S 2016-2017
ideato e coordinato dal Prof. Addeo Stefano
In ambito educativo, con classe capovolta o insegnamento capovolto ci si riferisce a un approccio metodologico che ribalta il tradizionale ciclo di apprendimento fatto di lezione frontale, studio individuale a casa e verifiche in classe, con un rapporto docente-allievo piuttosto rigido e gerarchico. Il termine italiano è la traduzione di ciò che a livello internazionale è conosciuto come Flipped Classroom.

Principi

L'insegnamento capovolto nasce dall'esigenza di rendere il tempo-scuola più produttivo e funzionale alle esigenze della società nella information era radicalmente mutata in pochi anni. La rapida mutazione indotta dalla diffusione del web ha prodotto un distacco sempre più marcato di gran parte del mondo scolastico dalle esigenze della società, dalle richieste del mondo delle imprese e dalle abilità e desideri degli studenti e delle loro famiglie. Si è osservatoanche che gli interessi degli studenti nascono e si sviluppano, ormai, sempre più all'esterno dalle mura scolastiche. L'insegnante trova sempre più complesso sostenere l'antico ruolo di trasmettitore di sapere: la tradizionale lectio medievale in cui la lettura/dettatura del manoscritto (unico e in mano a pochi) era fondamentale per riprodurre la conoscenza è stata superata con la rivoluzione della stampa che ha reso il testo massivamente disponibile. Con la presenza del testo scritto in tutte le case l'insegnante da lettore è divenuto interprete, colui che sa decodificare il sapere simbolico e lo sa tradurre agli allievi. La rivoluzione internet ha riprodotto, in un certo senso, ciò che è accaduto con l'avvento della stampa: ha permesso la diffusione massiva non solo del sapere scritto ma anche dei contenuti multimediali, rendendo possibile fruire da casa le lezioni/spiegazioni dei docenti. Il sapere non è più confinato tra le mura delle istituzioni scolastiche e pertanto si pone il problema dell'improduttività di trasmettere a scuola quello che è già disponibile a casa.

L'insegnamento capovolto risponde a questo stato di cose con l'inversione dei due momenti classici, lezione e studio individuale:

  1. la lezione viene spostata a casa sfruttando appieno tutte le potenzialità dei materiali didattici online;
  2. lo studio individuale viene spostato a scuola dove il setting collaborativo consente di applicare, senza il timore di ristrettezze temporali, una didattica di apprendimento attivo socializzante e personalizzata. L'insegnante può esercitare il suo ruolo di tutor al fianco dello studente.

Metodologia

L'insegnamento capovolto fa leva sul fatto che le competenze cognitive di base dello studente (ascoltare, memorizzare) possono essere attivate prevalentemente a casa, in autonomia, apprendendo attraverso video e podcast, o leggendo i testi proposti dagli insegnanti o condivisi da altri docenti. In classe, invece, possono essere attivate le competenze cognitive alte (comprendere, applicare, valutare, creare) poiché l'allievo non è solo e, insieme ai compagni e all'insegnante al suo fianco cerca, quindi, di applicare quanto appreso per risolvere problemi pratici proposti dal docente. Il ruolo dell'insegnante ne risulta trasformato: il suo compito diventa quello di guidare l'allievo nell'elaborazione attiva e nello sviluppo di compiti complessi. Dato che la fruizione delle nozioni si sposta a casa, il tempo trascorso in classe con il docente può essere impiegato per altre attività fondate sull'apprendimento attivo, in un'ottica di pedagogia differenziata e apprendimento a progetto. Il nuovo ciclo di apprendimento si può schematizzare così:

  1. Il primo passo consiste nel cercare di attivare negli studenti l'interesse, la curiosità, il desiderio di conoscenza di uno specifico argomento. Questo passaggio è fondamentale perché non c'è apprendimento significativo senza coinvolgimento cognitivo ed emotivo degli allievi. Per l'insegnante si tratta perciò di problematizzare un tema, di trasporre i contenuti disciplinari da una forma espositiva, dimostrativa e risolutiva ad una dubitativa, ipotetica, il più possibile ancorata alla realtà, e lasciare agli studenti il compito di ideare e proporre una soluzione. Questa fase può svolgersi con modalità diverse e impegnare gli alunni fuori della scuola e prima della lezione, ma è anche possibile svolgerla in classe.
  2. Si passa quindi alla fase nella quale gli studenti sono chiamati a mettere in atto, sia pur con forme e modalità adeguate alle loro capacità e al contesto, le strategie cognitive e le procedure di indagine proprie della disciplina oggetto dell'attività di apprendimento. Si tratta di sollecitare negli studenti quei processi di pensiero che sono alla base della costruzione delle conoscenze, esercitando il loro spirito critico, imparando a fare domande appropriate, a formulare ipotesi attendibili, a escogitare metodi per verificare le loro supposizioni. Questo si può attuare predisponendo un setting didattico che favorisca la ricerca di informazioni, la riflessione profonda, il confronto fra pari, la sperimentazione sul campo. Generalmente questa fase prevede la produzione di materiali e documenti da parte degli alunni, individualmente o in gruppo, che saranno poi utili nella terza fase. In questa fase il docente assume il ruolo del tutor, del méntore che assiste ogni alunno in base alle sue specifiche esigenze, una competenza importante di ogni buon insegnante che qui diviene centrale.
  3. Il ciclo si completa con una fase di rielaborazione e valutazione. Si tratta di un processo collettivo di riflessione e confronto su quanto appreso condotto dal docente attraverso il coinvolgimento di tutta la classe. L'obiettivo è quello di chiarire, rendere espliciti e consolidare gli apprendimenti partendo dall'analisi dei lavori che gli studenti hanno realizzato nella seconda fase. Qui l'insegnante svolge la funzione di stimolo e di moderatore del confronto, di facilitatore dei processi di astrazione e di formalizzazione di quanto appreso. È in questa fase che prendono corpo in modo più articolato attività di valutazione, anche se esse, in realtà, permeano tutte le fasi come prassi formativa continua attraverso l'osservazione e l'annotazione dell'operosità degli studenti in contesto, la valutazione, individuale e di gruppo, dei loro prodotti, con pratiche di co- auto- valutazione da parte degli alunni, nonché attraverso attività valutative più tradizionali.
 

 
Rete Licei Artistici della Campania: I tesori nascosti della Campania
 
 
STAGE LICEO LINGUISTICO GENNAIO 2017 MALAGA - CLASSI IV A, IVB
 
 
ROMOLA COME UN IPERTESTO
ideato e prodotto dagli alunni della 3° A Scientifico coordinati dalla Prof.ssa Imperato Giuseppina

Chi non ha provato lo spaesamento stupito mentre, col fiato sospeso, alza gli occhi dall'epilogo di una storia avvincente? Si sta in limine tra mondi confinanti, come se il corpo fosse alleggerito e alzato in volo dalla fantasia. E si rimane per un bel pezzo in compagnia di fantasmi tutt'a un tratto tornati vivi.

Ferve la mente affollata di quei fantasmi insieme ai quali ha attraversato i ponti fiorentini di notte e in pieno giorno, all'alba e al tramonto. Corre dalla Signoria al Duomo, sosta davanti al "bel San Giovanni", si precipita in San Marco, dove ferve tra i domenicani l'accesa mente di Gerolamo Savonarola. Sbircia curiosa l'uscio delle botteghe. Eccola quella del barbiere Nello, dove si intrecciano pettegolezzi e giudizi politici. Guarda là, appoggiato allo stipite, quel pensoso osservatore! È nientemeno che Messer Niccolò Machiavelli! E, in via Gualfonda, quella porta, su cui risalta "il pesante martello avvolto in una fasciatura di lana" affinché non sbatacchi sgradevolmente, apre alla casa - bottega dello stravagante e scontroso Piero di Cosimo. Ma ora scappa, mente! Ecco, avanza fragorosamente Dolfo Spini a capo dei Compagnacci. Ripara a San Miniato, su, su, oltre Boboli, sotto al forte del Belvedere! Ma forse anche lì t'inquieti. Chi sarà mai quel vecchio confuso dagli occhi scintillanti che meditano vendetta? Inoltrati allora in via dei Bardi, sosta davanti a quella austera dimora che custodisce una biblioteca di antichi testi sfiorati amorevolmente da un padre cieco e da lui letti grazie ai grandi occhi nocciola di sua figlia Romola! Scorgi quel bel giovane moro e ricciuto che attraversa la soglia? È uno straniero, greco, destinato a portare scompiglio in quelle sale silenziose, e a destreggiarsi astutamente tra le fazioni fiorentine, riaccesesi dopo che il Magnifico ha chiuso per sempre i suoi occhi.

La mente fervida di una scrittrice, George Eliot, ha scritto questo romanzo straordinario che si intitola Romola, per dare risalto alla protagonista femminile, nelle vicende della quale sono sparsi sapientemente gli interrogativi sulla complessità della storia e della cultura umanistico-rinascimentale.

L'opinione più comune annovererebbe quest'opera tra i romanzi storici. E del resto, essa risponde a quei famosi precetti manzoniani che sono "il vero per soggetto, l'interessante per mezzo e l'utile per iscopo".
Ma potremmo non essere d'accordo. Sarebbe forse meglio collocare Romola tra gli ipertesti. Il romanzo infatti testimonia che la mente umana si accende in maniera reticolare, pur bruciando in una fiamma narrativa principale. Come una lingua di fuoco si sprigiona da uno scintillio, così la narrazione di Mary Anne Evans (vero nome della Eliot) origina da una conoscenza emozionata della storia di Firenze negli anni che seguirono alla morte di Lorenzo de' Medici.

Naturalmente, l'esperienza cognitiva fornisce alla scrittrice quella banca dati che è alla base del racconto. Ma, come ha dimostrato Italo Calvino nel suo metanarrativo "Castello dei destini incrociati", la banca dati di una storia si struttura in un labirinto, in cui anche le figure storiche, come i tarocchi, sono funzionali ad un intreccio di destini. Questa funzione non intacca, comunque, la veridicità dei personaggi, ma contiene, in nuce, l'interpretazione di un narratore / lettore.

Quel che sembra interessante è la possibilità di navigare all'interno del testo, per scoprire poi che la funzione narrativa ha dato vita alle notizie storiche, inserendole poeticamente nel progetto fantastico. Si potrebbe azzardare che alla Eliot riescano, meglio che allo stesso Manzoni, gli obiettivi narrativi sopra menzionati, al punto che non si saprebbe dire se Gerolamo Savonarola sia un personaggio storico o fantasticato, così come Tito Melema sembra un protagonista reale degli intrighi fiorentini successivi alla cacciata di Piero dei Medici.
Ma tornando alla questione del genere letterario, a sostegno di una costruzione narrativa emotiva ipertestuale si potrebbe giocare a riscrivere il testo in forma ipertestuale multimediale, evidenziando i nodi che consentono di percorrere più di un sentiero, geo-storico, artistico, filosofico, letterario.

Tuttavia in quest'opera indefinibile non manca un topos letterario universale, quello del Locus amoenus, presente quasi alla fine del racconto. Ma qui, questa rappresentazione, paradossalmente, genera una distopia, perché, sullo sfondo di un ameno paesaggio marino, si configurano scene di abbandono e di pestilenza. Eppure, in questo altrove anonimo si compie la trasformazione di Romola e, da qui, succedono la rinascita e il ritorno a Firenze.

All'appassionata ricerca storica dell'autrice, pare ricondurre anche il ritratto fisico della protagonista. I grandi occhi nocciola, le chiome dorate ricadenti in trecce e il volto dolce e grave a un tempo si possono, forse, contemplare in un dipinto di Piero di Cosimo, Santa Maria Maddalena che legge, conservato nella Galleria Nazionale di Palazzo Barberini. Non è casuale, quindi, che Romola sia stata educata dal padre, fervente umanista, a leggere e ricopiare i testi classici.

In conclusione, quest'opera poco nota meriterebbe di essere conosciuta per motivi molteplici. Tralasciando l'evidentissima, nonché scontata, valenza storica, essa si dispiega come un racconto ispirato da una ricerca vissuta e rielaborata da una mente fervida e critica.

Come un volo sull'eterno ritorno delle vicende umane si svolge il proemio, nel quale l'ombra del grande Lorenzo si aggira nella sua città, desiderando "scendere e ascoltare la parlata dei fiorentini". Ma l'autrice la dissuade:
"i cambiamenti sono tanti e la parlata dei fiorentini ti sarebbe incomprensibile come un indovinello. ... Queste cose non sono cambiate. Il sole e l'ombra portano, come allora, le loro bellezze e fanno risuonare nei cuori le stesse corde al mattino, a mezzogiorno e alla sera; i bambini sono ancora il simbolo delle eterne nozze fra amore e dovere; e gli uomini non hanno smesso di desiderare il regno della pace e della giustizia, di pensare che la vita più nobile sia quella che si sacrifica spontaneamente - visto che il Pastore Angelico non è ancora arrivato".